lunedì 31 marzo 2008

Berlusconi: «Chi vince ha il dovere di governare. Walter, un parolaio. Io molto più prudente perché realista»

Carissimi GDM,
nell'edizione odierna de "Il Corriere della Sera" è stato pubblicato un interessante articolo che trovate in calce. Vengono riprese alcune recentissime affermazioni del Presidente Silvio Berlusconi che, con poche e semplici parole, ricorda come l'Italia debba effettivamente rialzarsi e ricominciare. L'autore sottolinea come, negli ultimi giorni di campagna elettorale, il Presidente sembri unicamente interessato a distruggere l'immagine di Walter Veltroni, candidato del PD nonché ex sindaco di Roma...Mah, permettetemi di dire che la parola chiave del PDL e di tutti i suoi estimatori e sostenitori è da sempre REALISMO, non falsità e nemmeno bugie! Non si tratta di rovinare e parlare negativamente del proprio avversario, bensì mettere in evidenza l'attività politica di una persona che, come si evince dai risultati, di certo non ha aiutato Roma a crescere...e se si pensa che l'Italia potrebbe essere guidata da un leader che chiacchera ma non produce, di certo non ci si può attendere un futuro roseo!
E' vero: i problemi in Italia ci sono e sono molti. Questo è risaputo. Il Presidente lo sa e ha fatto un programma pragmatico, realista e preciso che ha lo scopo di dare risposte.
E sicuramente non si limiterà a dire "si può fare" bensì: " si fa e basta".



ROMA — «Niente larghe intese, niente grande coalizione, niente di niente. Chi prende più voti e più seggi ha il dovere di governare». Silvio Berlusconi si mostra ottimista, crede nella vittoria alle politiche del 13 e 14 aprile tanto che in un'intervista al Quotidiano nazionale esclude l'eventualità di un pareggio, convinto cioè di ottenere una larga maggioranza anche al Senato, cosa che afferma con assoluta nettezza in un colloquio con il corrispondente italiano di Newsweek, Jacopo Barigazzi: «Se avremo un'ampia maggioranza e se l'avremo in entrambe le Camere, saremo in grado di agire».

Il suo tono, però, è meno baldanzoso. Anzi, nota l'intervistatore, è più prudente del passato, asserzione confermata dall'ex premier che infatti osserva: «Sono molto più prudente adesso perché la situazione è quella che è e io sono realista», tant'è che, ieri, collegandosi per telefono con una festa del Pdl ad Adria annuncia che «dovremo fare anche molte cose impopolari, dovremo rivitalizzare la pubblica amministrazione, abolire gli enti inutili come le province, dimezzare il numero di parlamentari e consiglieri regionali. Fare un forte contrasto all'evasione, chiamando anche i Comuni a verificare la congruità del tenore di vita di certuni con le dichiarazioni dei redditi». Ma per tradurre in atti concreti questi propositi Berlusconi esorta i cittadini «a dare un voto intelligente», a non sprecarlo scegliendo i «partiti minori del centrodestra che esistono soltanto per la voglia di sopravvivenza dei loro leader».

Il Cavaliere, nel rush finale della campagna elettorale, si concentra su due obiettivi: mobilitare il Popolo della libertà e picchiare duro tentando di «distruggere » l'immagine del suo competitor Walter Veltroni («un grande affabulatore ma la sua recita sta finendo», dice ancora al settimanale americano), partendo proprio dalla sua esperienza di sindaco di Roma. Ed è per questo che nei prossimi giorni il capo del centrodestra invierà ai cittadini della Capitale un milione di copie di un libro sui guasti compiuti dal leader del Pd in città. Veltroni, scrive il Cavaliere nella prefazione, «è per Roma ciò che Prodi è per l'Italia. Veltroni e Prodi pari sono. Altro che "modello Roma", anche qui è stato applicato solo il "modello Visco", quello del "tassa e spendi". E anche qui ha fatto danni: Roma è tra le città più tartassate d'Italia, la pressione fiscale per abitante è passata da 412 euro a 665». Insomma, è la constatazione di Berlusconi, «tremano le vene ai polsi al solo pensiero che un sindaco del genere abbia la velleità di guidare l'Italia».

Berlusconi descrive una situazione a dir poco allarmante. «A Roma - osserva - la sinistra nonostante quel che pretende di fare credere ha costruito una città egoista. Siamo noi che vogliamo una città solidale. Del resto, la sinistra ha premiato i poteri forti, anzi i più forti. Noi, invece, vogliamo una città realmente vicina ai deboli, meno diseguale, una città di qualità ». Insomma «i numeri del fallimento della sinistra» (dalle famiglie senza casa ai bambini senza asilo nido e agli anziani privi dell'assistenza comunale) «parlano non di un "modello Roma" ma di un "disastro Roma" ».

1 commento:

Anonimo ha detto...

Finalmente un discorso chiaro!!! Presidente siamo con te!!!